Sabato , 5/19/2012


Anticamente si pensava che nei campi di grano si annidasse un pericoloso aracnide comunemente chiamato "tarantola" (o "taranta" nel Salento). Durante il periodo della mietitura, le raccoglitrici di grano erano dunque esposte al morso velenoso di questo fantomatico animale.
Quando si riteneva che una ragazza fosse stata morsa dalla taranta si accompagnavano nella sua casa dei musici, i quali con tamburelli, violini, organetti ed altri strumenti davano vita ad un ritmo frenetico con lo scopo di far ballare, cantare e sudare la ragazza fino allo sfinimento. Si credeva infatti che, mentre la vittima ballava per giorni, come per telepatia, anche il ragno soffrisse e si consumasse fino a scoppiare. L'esorcismo di questa presunta possessione culminava perciò con la morte della taranta.
Il ballo della "tarantata" si suddivideva di solito in tre fasi: prima la donna si trascinava al suolo e batteva mani e piedi al ritmo della pizzica; poi si alzava, saltellava e danzava disegnando ampie figure con le braccia, con l'aiuto di un fazzolettone colorato; alla fine cominciava a barcollare fino a crollare al suolo esausta.
L'esorcismo poteva avvenire nella pubblica piazza o in casa, e alla ragazza "pizzicata" si univano spesso altri uomini e donne ad accompagnarne la danza smaniosa. Molto famoso e studiato era l'esorcismo collettivo che aveva luogo nella cappella di San Paolo a Galatina, durante la festa patronale dei S.S. Pietro e Paolo. Qui convergevano da tutta la Puglia carri carichi di ragazze che si ritenevano possedute e accorrevano ad implorare la grazia al santo.
Il periodo delle tarantate era naturalmente quello estivo, ma via via che il fenomeno e la musica entravano nel folklore salentino, la pizzica cominciò ad essere suonata, cantata e ballata tutto l'anno in ogni occasione pubblica o festiva. Alle "tarantate" si sostituirono ragazze in costumi folkloristici, esperte di questo ballo seducente.
Oggi, dopo secoli di attenzione critica e dopo un periodo di disinteresse, il tarantismo è nuovamente oggetto di numerosi studi multidisciplinari ad opera di insigni sociologi e psicologi. Alcuni di essi hanno distinto la pizzica originaria e "terapeutica" da stili affermatisi parallelamente come la "pizzica te core", tipica delle feste e finalizzata spesso al corteggiamento, e la "pizzica-scherma" in cui i ballerini si sfidano in un duello immaginario mimando i gesti dello spadaccino.