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Sabato , 5/19/2012 |
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![]() Ciascuno
degli oltre cento paesi, grandi e piccoli, della provincia di Lecce vanta
la sua festa patronale, celebrata ogni anno, spesso con sforzi economici
e organizzativi inimmaginabili. In molti paesi le ricorrenze fatte oggetto
di culto e festeggiate con particolare fervore sono ben più di
una. Si tratta di feste che, quasi sempre hanno radici antichissime e
significati a metà strada fra il sacro ed il profano, condite con
riti ed eventi peculiari della realtà locale.
Alcuni tratti sono comuni a tutte queste festività, come le luminarie montate per le vie del centro, uno dei fattori più importanti di una festa, fondamentale per valutarne l'importanza e la ricchezza anche rispetto alle altre. Quella
di addobbare le strade e le piazze con rutilanti coreografie di luci colorate
è un'usanza che permane solo in alcune aree del meridione, e che
trova proprio nel Salento alcuni degli esempi più sorprendenti:
a cominciare dalla festa di Sant'Oronzo, patrono di Lecce, passando per
le ricorrenze di San Giuseppe da Copertino (appunto a Copertino), i Santi
Medici e il Crocefisso a Nardò e Galatone, San Pietro e Paolo a
Galatina, per finire con l'eccezionale festa di San Rocco a Torrepaduli,
dove lo sforzo coreografico, organizzativo ed economico raggiunge livelli
impensabili. Torrepaduli è infatti una piccola frazione del comune
di Ruffano, dove a ferragosto si festeggia il santo patrono addobbando
l'intero centro abitato, convocando importanti bande musicali, e dove
convergono da tutto il salento gruppi più o meno spontanei di suonatori
e ballerini della tarantella locale, la pizzica. Torrepaduli è
in effetti una delle località storicamente più significative
per questa ed altre danze popolari, come la celebre e misteriosa "danza
delle spade", in cui due ballerini si fronteggiano con movenze che
richiamano appunto quelle di un duello, e mimano i fendenti con le mani.
Anche
a Galatina, in passato, la Festa di San Pietro e Paolo era fortemente
caratterizzata dal richiamo al tarantismo, perché da ogni dove
accorrevano gruppi di "tarantolate" a chiedere la grazia e la
guarigione presso la chiesetta di San Paolo. Come in ogni luogo una festa
religiosa si arricchiva perciò di miti e rituali pagani.
Le feste religiose salentine appaiono oggi come pietanze riccamente farcite con ingredienti talvolta in contrasto fra loro, come la musica sinfonica delle bande accostata a quella popolare dei gruppi folk, o a quella pop; come le fiere o le mostre mercato accostate a lunghe, sontuose e variopinte processioni che nelle località costiere si svolgono spesso in mare, a bordo di barche; come le giostre, le bancarelle, gli imbonitori di piazza e i fuochi artificiali. A questi ingredienti "classici" ogni paese e ogni realtà locale aggiunge le sue tradizioni e costumanze particolari che sarebbe impossibile elencare qui, ma che si possono scoprire solo attraverso una "full immersion" nel clima gioioso, frenetico e a volte caotico della festa.
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