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Sabato , 5/19/2012 |
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Da
sempre nel Salento come in tutta l'Italia meridionale, la Chiesa ha dato
impulso all'edificazione delle opere architettoniche più notevoli
e importanti. Costruzioni che, anche per il particolare valore assunto
dalla religione e dal culto al Sud, dovevano adeguatamente rappresentare
la grandezza e la potenza di Dio e della Chiesa.
Eppure il fenomeno della proliferazione di chiese di notevole valore artistico e architettonico assume aspetti sorprendenti proprio nella penisola salentina, dove perfino nei centri meno popolosi si fronteggiano spesso più chiese, gareggiando per bellezza e maestosità, nonché in altezza con i loro campanili. Il
periodo di più fervente sviluppo di edifici religiosi quali chiese,
conventi e palazzi vescovili è forse quello fra i secoli XVI e
XVIII, durante i quali le facciate, i campanili e le cupole di innumerevoli
chiese e basiliche, di impronta rinascimentale, barocca o neoclassica,
andavano a incidere nettamente sul paesaggio urbano di tutti i centri
salentini, dal più piccolo villaggio rurale fino al capoluogo.
Ma
i primi edifici di culto, giunti fino a noi sfidando nemici potenti come
il tempo e l'incuria, risalgono addirittura alla tarda antichità.
E' il caso della chiesetta di San Mauro, a ridosso della costa jonica
e poco distante da Gallipoli, oggi considerata una delle più antiche
chiese d'Italia e recentemente al centro di un importante piano di salvataggio
e recupero.
A partire dall'antichità e dall'alto medioevo quindi, lo sviluppo dell'architettura religiosa non conosce soste, e le chiese che oggi possiamo ammirare testimoniano l'avvicendarsi degli stili e delle influenze più diverse, dal romanico al gotico al bizantino; dal rinascimentale, al barocco ![]() ![]() |
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