Sabato , 5/19/2012

Le feste e i riti, religiosi e non, di un popolo sono sempre indicativi del suo stile di vita, della concezione del tempo, nonché della natura e del ritmo delle attività produttive. Così le tradizioni e le festività ancora oggi proprie di un territorio come la Grecìa hanno chiaramente origine in una cultura rurale le cui tracce sono tuttora evidenti.
Sia i riti pagani che quelli religiosi sono spesso collegati alle tappe stagionali del ciclo produttivo agricolo. Molte feste del periodo invernale, ad esempio, ricordano il rito di purificazione mediante il fuoco e l'accensione di grandi falò come le "focare" di S. Antonio Abate e di S. Sebastaino a Sternatia.
Il 2 Febbraio, a Martano, si svolge da secoli una delle più antiche fiere della Grecìa: la "Candelora". Qui convergono da secoli mercanti di bestiame da tutto il Salento. Con la Candelora inizia anche il Carnevale. Sin dai primi di Febbraio infatti, per le strade scorrazzavano i cosiddetti "masci" (in grico "maji"), ovvero gruppi di persone mascherate con vecchi panni, lenzuola e stracci, con l'intento di spaventare i passanti. Anche i bambini indossavano questi panni per riscuotere, in uno spirito simile a quello di Halloween, piccoli doni e dolci.
Particolarmente ricco è tuttora il Carnevale di Martignano, la cui sfilata di carri allegorici mostra quanto vivo sia nel Salento l'artigianato della cartapesta.
Con l'arrivo della Quaresima, in alcuni paesi si usa ancora bruciare in piazza la "quaremma", un fantoccio di paglia che simboleggia il Carnevale trascorso. Sui tetti delle case si appendeva poi un pupazzo simile, raffigurante una vecchia con in mano un'arancia con sette piume infilzate. Ogni settimana ne veniva sfilata una, fino al giorno di Pasqua.
Verso la fine della Quaresima, in alcune piazze si canta ancora la "Passione" di Cristo in grico, e la domenica delle Palme la benedizione dei rametti d'ulivo è tuttora un evento importante in tutto il Salento.
Sempre a Pasqua si mangia la "cuddhura", pane dolce di pastafrolla a forma di animali, con al centro un uovo. Si tratta di una delle più antiche tradizioni gastronomiche salentine.
Nel giorno di Pasquetta poi, a Calimera, si ripete da secoli un rito di origine pagana dal chiaro significato propiziatorio di fertilità: presso la cappella di San Vito gli uomini si infilano attraverso un enorme masso calcareo con un buco al centro.
Lo stesso significato propiziatorio hanno anche le feste patronali, concentrate di solito nel periodo primaverile ed estivo. Il 23 Aprile a Cutrofiano, in occasione dell'antica festa "de li vutti", si beve a volontà, si suona e si balla la pizzica. Il 22 Agosto a Sternatia, si ricorda il miracolo con cui San Giorgio allontanò una tromba d'aria che minacciava di devastare il paese: alle 13 esatte la statua del santo viene portata in processione verso il luogo da cui partì l'uragano. A Calimera, il 21 Giugno, si festeggia San Luigi addobbando le strade e i balconi con enormi lampioni di varie forme e colori, realizzati con canne, carta velina e colla di farina.
Molto diffuse le feste in onore di San Nicola, a cui sono dedicate molte chiese della Grecìa. Importante anche il culto di San Pantaleone, che difese Martignano da un uragano, e a cui si riconoscono doti "divinatorie" nel suggerire in sogno i numeri del Lotto.










 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anche le feste autunnali sono associate alla natura, e in particolare ad eventi catastrofici come tempeste e trombe d'aria, la cui minaccia si voleva allontanare ed esorcizzare.
Nel giorno dell'Immacolata si consuma la "pucceddha", piccola forma di pane con le olive, e cominciano i preparativi per il Natale. In molte località della Grecìa si allestiscono presepi viventi e monumentali, mentre in ogni cucina salentina si preparano le "pittule" e i tipici dolci natalizi al miele (porceddhuzzi e cartellate). In tutte le piazze della Grecìa si cantano ancora le "strine", canti augurali per l'anno nuovo.