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Sabato , 5/19/2012 |
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![]() La
vicenda straordinaria del consolidamento e della conservazione di una
civiltà di derivazione ellenica nel cuore del Salento ha origine
al tempo della Magna Grecia, quando popolazioni greche e macedoni si insediarono
in molte aree del Meridione d'Italia, e conobbero una straordinaria integrazione
specialmente con la popolazione salentina e con i Messapi che qui vivevano
già da molti secoli.
La lingua, la cultura e l'arte ellenica prosperarono e si estesero nel Salento anche durante l'impero romano e oltre. Quando la capitale dell'impero si spostò a Costantinopoli, e successivamente nell'età di giustiniano, grande fu l'influenza dell'arte greca, detta anche bizantina, su tutta l'Italia, da Teodorico ai Carolingi, agli Ottoni, ai Normanni. Capitali del gusto e dell'arte bizantina furono Ravenna al nord e Bari al sud. Molte
testimonianze attestano l'attaccamento dei Salentini al rito e alle tradizioni
greche, nonché la loro avversione verso chi tentò di osteggiarle.
Dalla lettura delle opere del famoso umanista salentino Antonio de Ferrariis
(detto Galatéo) emerge la consapevolezza che gli Italo-Greci del
Salento hanno circa la nobiltà delle proprie origini elleniche.
Uno storico del grecismo italiano, Jules Gay ha definito la conservazione della lingua e del rito greco in Terra d'Otranto "un esempio di singolare potenza della tradizione". Tantissimi erano i centri abitati di rito greco nella diocesi di Nardò (Copertino, Casarano, Seclì, Neviano, Aradeo, Sannicola, Tuglie, Parabita, Matino, Melissano ) e ancor più forte la presenza greca nella diocesi di Otranto. Numerosi erano anche gli abitanti bilingui, che in genere venivano accomunati ai latini. Molti gli esempi dell'influenza greco-bizantina sull'architettura e la pittura medievale salentina, non sempre giunti in buono stato fino a noi. Particolarmente importanti le cripte di Carpignano e Vaste e la chiesa di Casaranello. Il
rito greco conobbe una decadenza e una fine piuttosto rapida nel '600,
in conseguenza del concilio di Trento e dell'impegno profuso nel difendere
il rito latino dallo scisma protestante.
Il carattere agricolo e autarchico della società salentina, unito al particolare isolamento dell'area della Grecìa e al suo attaccamento alle tradizioni, consentirono la sopravvivenza di questa "isola" grecofona nel cuore del Salento. Fino a circa 60 anni fa, la scarsità di contatti col mondo esterno hanno permesso una buona conservazione di queste tradizioni e soprattutto del Grico. Successivamente i media, il progresso tecnologico e la scuola hanno fortemente danneggiato il patrimonio culturale della Grecìa, al punto che il Grico è diventato uno strumento di comunicazione fra anziani. La cultura della Grecìa Salentina è un bene che solo recentemente è stato riconosciuto come tale e tutelato anche attraverso l'introduzione dell'antica lingua e tradizioni nella scuola dell'obbligo. Importanti anche le iniziative di enti volte a far rivivere costumi e tradizioni del passato in occasione delle feste religiose e civili. ![]() Ma
in nessun'area si giunse ad una vera e propria grecizzazione della cultura,
della lingua e della religione, come nel Salento. Una grecizzazione per
nulla imposta dall'alto ma ricercata dalla popolazione del Salento, evidentemente
sotto l'influsso di grandi personalità di origine greca. In particolare,
motore di questo radicamento della cultura ellenica fu la eccezionale
diffusione della Chiesa di rito greco. Numerosissime furono le parrocchie
con rito greco nel Salento, le quali sopravvissero e anzi prosperarono
lungo tutto il medioevo e il rinascimento in un'area molto più
vasta dell'attuale Grecìa, per poi estinguersi progressivamente
nel '600. I sacerdoti greci costituivano all'epoca una vera intellighenzia
della società, e seppero farsi portavoce e custodi della cultura
e dei costumi greci presso la popolazione.
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