Sabato , 5/19/2012


Il Barocco nacque a Lecce perché in città sulla fine del cinquecento trovarono la propria sede gli ordini religiosi dei Gesuiti, dei Teatini, dei Carmelitani, dei Celestini, tutti provenienti da Roma e da Napoli e quindi portatori del gusto, delle forme, delle decorazioni e delle architetture del Rinascimento romano e di quello napoletano.
Ma a Lecce questo gusto trovò sviluppi assolutamente originali in quanto seppe sfruttare la malleabilità del tenero tufo locale, producendo facciate e altari di chiese, conventi, cortili, palazzi, balconate e altri fregi improntati allo stile barocco.
In effetti la pietra leccese, riconoscibile per il suo colore giallo quasi come il miele, è così tenera e compatta da poter essere lavorata con la pialla, l'accetta, il bulino e lo scalpello ed ottenere quindi tutte le forme e figure che la fantasia di un artista e' in grado di progettare. Per di più la scultura, una volta esposta all'aria e al sole, diventa dura e resistente come il marmo e assume un colore dorato caratteristico.

Verso la metà del XVII secolo poi, a Lecce emerse la figura del vescovo Luigi Pappacoda, al quale si deve buona parte dell'attività propulsiva che portò all'affermazione prepotente del barocco leccese. Pappacoda ebbe il merito di coordinare le iniziative degli ordini religiosi, i quali finanziarono in quegli anni molte importanti opere architettoniche.
Tra le personalità artistiche che diedero vita e impulso all'esperienza barocca nel Salento vanno ricordati Gabriele Riccardi che, con Antonio Zimbalo, rappresenta una corrente ancora legata al classicismo cinquecentesco; Giuseppe Zimbalo, noto per la sua originale vena naturalistica; Cesare Penna, scultore elegante e sensibile; Giuseppe Cino che, sfruttando i temi e lo stile dello Zimbalo, ne ingentilì le forme.
Gli artisti del barocco leccese, soprattutto nel XVII secolo, furono in buona parte scultori, abili decoratori e carpentieri. In una parola: artigiani, portatori di tecniche e modi di operare ancora legati alla tradizione medievale.
Per l'osservatore, l'architettura di base passa in secondo piano rispetto all'esuberanza ornamentale: le decorazioni negli edifici leccesi risultano concentrate sulle facciate, nei cortili, sui balconi mensolati. Una esuberanza decorativa che solo la pietra leccese poteva permettere.

All'inizio del XVIII secolo si verifica un netto cambiamento: gli orizzonti culturali si allargano oltre i confini del Salento ed emergono nuove figure professionali, come quelle di Mauro ed Emanuele Manieri, veri e propri architetti, che pongono al centro del loro lavoro la fase di progettazione dell'opera, piuttosto che quella dell'esecuzione. In questo periodo a Lecce si costruiscono più palazzi che chiese, la provincia recupera stili architettonici originali e in molti centri del Salento sorgono chiese matrici in cui la decorazione non è più l'elemento più importante dell'edificio.